Adesso però, finalmente avvertite del pericolo che stiamo correndo, si sono precipitate al soccorso, e senz’altro risolveranno con pochi e ben accorti provvedimenti, situazioni inestricabili per noi poveri mortali. Sono dolente, ma questo tipo di argomento non ha presa su chi ritrova le sue radici in Mazzini, come espressamente recita il primo articolo dello Statuto del P.R.I. Non fummo affascinati da Andreotti, né da Craxi e nemmeno da Berlusconi, per cui temiamo fortemente di essere insensibili anche al carisma paradigmatico di Monti. Intanto mi piacerebbe sapere, da quelli che tanto e giustamente tengono alla Costituzione, in quale parte della Carta stia scritto che questa Nazione può essere governata da un esecutivo di non eletti. Poi sarei curioso anche di conoscere in quale parte dello stesso Documento Fondante della Nazione sia previsto che, al contrario dei Greci, degli Spagnoli e presto temo dei Francesi e dei Tedeschi, gli Italiani non abbiano la capacità di votare. Noi siamo incapaci di essere arbitri del nostro destino? Dobbiamo essere guidati da un ristretto numero di illuminati che, al contrario nostro, sanno quel che fanno? Ma se accettiamo, per giustificare quello che è sotto i nostri occhi, simili eccentriche argomentazioni; allora come è possibile appigliarsi alla Costituzione, anche per scongiurare qualunque ridimensionamento delle Province? La motivazione vera risiede nel fatto che una simile riforma non sarebbe mai passata in Parlamento. E badate che le Province ci costano €.17.000.000.000,00 (diciassette miliardi di euro) l’anno, secondo il Sole 24 Ore. Eppure abbiamo dovuto assistere all’osceno spettacolo di molti Presidenti delle Province che si sono precipitati a Roma presso la sede dell’Unione Province d’Italia – altro bell’esempio di Ente Utile – per una levata di scudi contro l’ipotesi di riduzione delle competenze e dei Consigli Provinciali.
Ma nell’interesse di chi hanno fatto questo?
Nell’interesse degli italiani che hanno assoluto bisogno di ridurre la spesa pubblica, o nell’interesse di coloro che vogliono continuare a maneggiare denaro pubblico? La questione morale circa gli atti degli uomini di Governo, sul tappeto in questo Paese dai tempi di La Malfa e Spadolini, impone che per etica, e permettetemi anche per estetica, non si possano salvare i Presidenti delle Province, e condannare i pensionati. E soprattutto si metta immediatamente mano agli incentivi per la crescita: sono imprescindibili. Si dia respiro alle famiglie. È folle aumentare solo la pressione fiscale: così si sottrae denaro ai consumi e si deprime la ripresa. Lo Stato deve diminuire le uscite, non aumentare le entrate. Lo Stato deve smettere di infilare le mani nelle tasche delle famiglie: quel denaro va loro lasciato per vivere e per consumare. Solo così l’Italia e l’Europa ripartiranno. Keynes e la ripresa americana dopo il 1929, non hanno proprio insegnato nulla a nessuno? Può essere forse Monti l’uomo del nostro New Deal?
Con queste scelte no, credo di no. Temo che la sua azione di governo si esaurirà, come quella di tutti gli altri Governi Tecnici che si sono succeduti, in un nulla di fatto. Verrà solo spostato il problema di qualche mese in avanti, e la vicenda Province ne è un esempio di scuola. Il fatto è che di tempo non ce n’è più. Erodoto racconta che Serse, dopo essere stato sconfitto a Salamina nel 480 a.C. da Temistocle, fece frustare l’Ellesponto. Il mare era colpevole, a suo dire, di avergli causato un’offesa personale, permettendo la vittoria dell’ateniese. La manovra di Monti, se non sarà integrata da misure vere per lo sviluppo, e se non sarà davvero virtuosa sul fronte della diminuzione del fabbisogno statale, sarà figlia della stessa logica e temo, avrà lo stesso successo.
Con una differenza sostanziale però: il mare che abbiamo davanti non è un mare fisico, come l’Ellesponto, è un mare immateriale, economico. E reagirà con una violenza inaudita che è inutile e colpevole sottovalutare. L’Italia si inoltra pericolosamente sulla strada del default. Ma, con soddisfazione dei costituzionalisti ad intermittenza che in apertura citavo, se fallirà lo farà in modo costituzionalmente corretto.
* Consigliere Nazionale del Partito Repubblicano Italiano
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4 commenti
In questi tempi difficili raramente capita di leggere analisi altrettanto lucide. L’attenzione alla politica vera senza politichese, e la sensibilità ai problemi delle persone, sono una boccata d’aria fresca. Spero che il Partito Repubblicano torni ad essere un punto fermo nella politica nazionale e locale. Non mollate, a quanto vedo le persone le avete. Se proseguirete sulla strada che Amicarelli indica, con le argomentazioni che usa, saremo in tanti a seguirvi.
» di Franco Inglesi · inserito il 13 dicembre 2011 alle 19:13 «non conosco il sig. Amicarelli ma da quanto leggo riesco dello stesso e del Partito Repubblicano Italiano, il primo partito che ho votato alle elezioni, ad avere un’idea nuova. credevo fossero restate solo le persone anziane come me, i nostalgici ad oltranza di un’idea e di un simbolo. anche dagli altri commenti letti su questo sito che tanto mi tiene compagnia mi devo, invece, ricredere. parlate solo ed esclusivamnete di problemi reali, che toccano la gente. penso a quel bell’articolo sualla sanità abruzzese e sulla chiusura degli ospedali..
» di A. D'Alimonte · inserito il 14 dicembre 2011 alle 08:32 «finalmente un partito, seppur piccolo, che torna (non so se lo ha sempre fatto) ad occuparsi delle persone, dei loro bisogni e di quello che in questo momento possono pensare.
c’è una crisi di dempcrazia in questo Paese ma, è questo mi fa sentire più sollevato, c’è un partito che in Abruzzo che torna a parlare alla gente. l’unica cosa che mi riesce difficile comprendere è (spero non lo sia più in futuro) l’alleanza con Berlusconi e con la sua corte.
mi ricordo, quando lo votavo che il PRI era un partito se non proprio di sinistra, almeno di centro. èper me lo sbocco nataurale è fuori dal bipolarismo che ci ha regalato d’alema e berlusconi e in una alleanza di centro con i liberali (miricordo che li votavo insieme alle europee) e di quanti vorranno condividerne il percorso. il mio è solo lo sfogo di un vecchio ormai a capolinea. ma i giovani dove sono? esistono in questo nuovo PRi? bravo Amicarelli continui così. Antonio
Il commento è semplice: “le caste non si toccano mai” (si può aggiungere anche “i ricchi non devono pagare le tasse: al massimo solo un contributo il più basso possibile”).
» di Rodolfo Bario, Bologna · inserito il 16 dicembre 2011 alle 01:20 «Non sono i dipendenti provinciali che dovrebbero trovarsi un altro lavoro perchè sarebbero spostati alla regione o al comune, (fanno un lavoro comunque utile e necessario); sono le moderne “corti” di assessori, presidenti, vicepresidenti, autisti, eccetera che perderebbero la loro (presunta) importanza.
Del resto la continua nascita di nuove provincie (in Sardegna, in Puglia, in Lombardia, (per citarne solo alcune a caso) non fa certo pensare ad una loro soppressione.
Lo stesso dicasi per i vari ordini professionali (anche se i tassisti non sono un “ordine” in senso stretto).
Certo che quando prendete una cantonata, vi piace prenderla bella grossa. Ma dove sta scritto, nell’intervento di Amicarelli, che la Casta non dev’essere toccata? Ma dove sta scritto che a pagare devono essere sempre i più poveri? Semmai si sostiene il contrario. Semmai si afferma che ormai è irrinunciabile un cambio di passo, o non ci sarà più futuro. La sicumera con cui vi accostate ad argomenti che non conoscete, o di cui non riuscite a cogliere la ricaduta sociale, dimostra con chiarezza quale sia la strada che ci ha condotti a questo punto. Mi auguro che Amicarelli non prenda in considerazione i vostri balbettii. Che pena.
» di Riccardo Pazienza · inserito il 31 dicembre 2011 alle 18:04 «Scrivi un tuo commento * i commenti sono soggetti a moderazione