I sindacati chiedono intervento di D’Alfonso per salvare il Negri Sud

Il Presidente D’Alfonso, alle prese con l’avvio della legislatura, si troverà subito di fronte una lunga serie di problemi da affrontare con urgenza e contemporaneamente, pena l’incancrenirsi di situazioni da troppo tempo al limite di frattura.  Uno dei casi, per certi versi emblematico, è quello del Centro di Ricerca Negri Sud. Lo mettono in evidenza Sergio Aliprandi della Filcams Cgil, Ernesto Magnifico, Fisascat Cisl e Rita Candeloro della Cgil Abruzzo.

“Arrivato in Abruzzo un ventennio fa sulla scia dei finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno, è stato per lungo tempo gestito nella forma giuridica di Consorzio, con la partecipazione del capitale del Negri Milano al 75%, per il 15% dalla Provincia di Chieti e il 10% dalla Regione Abruzzo. A settembre 2013 i soci trasformano in Fondazione il centro, modificando in maniera paritaria la partecipazione al capitale. Perchè il  Presidente D’Alfonso dovrebbe preoccuparsi? Il centro, con i suoi 100 dipendenti, vive una crisi finanziaria profonda e denuncia, a meno di un anno dalla nascita della Fondazione, un debito di 4,6 milioni nonostante abbia tenuto per oltre 4 anni gran parte dei dipendenti in cassa integrazione. La natura del debito è il primo nodo da affrontare poiché alla nascita della Fondazione – specificano i rappresentanti sindacali – le perdite avrebbero dovuto essere ricapitalizzate. Che cosa sia effettivamente accaduto è proprio da indagare, vista la diversa ripartizione, e quindi responsabilità,   tra i soci, se si tratta di debiti precedenti, in capo al consorzio, o recenti, in capo alla Fondazione. Una questione non di poco conto se si considera, come il Presidente comprende, l’imminente fine delle Provincie e la loro situazione di blocco già in essere. La Regione Abruzzo, quindi, rischia di diventare, “socio di maggioranza” della Fondazione qualora il patrimonio e le funzioni delle province vengano trasferte alle Regioni. Le attività di ricerca, che potrebbero sollevare le sorti del centro, sono strettamente legate alla programmazione dei fondi europei, nazionali e regionali, oltre che allo specifico programma Horizon 2020.  E la regione Abruzzo è in grande ritardo  su tutta la programmazione. D’altra parte l’obiettivo non può che essere quello di un rilancio  dell’Istituto, riconosciuto a livello internazionale per la qualità dei suoi programmi di ricerca, applicata e di base, e di alta formazione scientifica, nonostante negli anni abbia perso  cervelli e professionalità. Una profonda ristrutturazione è quindi indispensabile ed urgente, per la salvaguardia di posti di lavoro, certo, ma soprattutto per tenere in regione un centro che potrebbe essere attrattore di tutto il Mezzogiorno. E’ questo un impegno che la Regione Abruzzo intende affrontare? Il mondo della  ricerca si muove, si sviluppa e si valuta con parametri specifici, ma la forte e decisa  governance pubblica può  promuovere la coesione e la collaborazione interna tra i gruppi di specializzazione ed esterna con gli Atenei ed altri enti di ricerca abruzzesi e non solo. La Regione dovrà subito nominare il proprio rappresentante nel CDA, chiarendosi con la Provincia di Chieti, individuando una persona competente, motivata, capace di  collaborazione con i ricercatori che rappresentano il braccio operativo del Centro. Chiediamo al Presidente – concludono Aliprandi, Magnifico e Candeloro -  un tratto di forte e decisa discontinuità,  servono persone competenti, fresche e creative, con un grande legame con il territorio e lo sguardo alle esperienze europee più avanzate. Chi sarà indicato non “occuperà” una poltrona, dovrà lavorare molto per risollevare una grave crisi in uno dei settori a più alta produttività per il futuro”.