La Basilica di Collemaggio

A L’Aquila l’Eni presenta il progetto di restauro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio

Il completamento dell’intera fase realizzativa è previsto entro la fine del 2016. Per allora il restauro della Basilica di Santa Maria di Collemaggio sarà realtà. Oggi, nel capoluogo, alla presenza del sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, e del Chief Downstream & Industrial Operations Officer di Eni, Salvatore Sardo, è stato illustrato il piano di restauro e parziale ricostruzione della Basilica devastata dal terremoto del 6 aprile 2009.  Il progetto nasce da un modello unico di collaborazione istituzionale che affida alla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici d’Abruzzo la progettazione, la direzione dei lavori e il coordinamento per la sicurezza; mentre le attività tecnico – scientifiche sono state garantite da un gruppo di università (Politecnico di Milano, La Sapienza di Roma e l’Università de L’Aquila) integrato da geologi e ingegneri Eni.

La navata nord della parete interna della Basilica

La navata nord della parete interna della Basilica

Questa alleanza tra pubblica amministrazione, università, città ed impresa offre un esempio operativo di efficienza, in cui Eni porta l’eccellenza del suo schema organizzativo, la qualità del suo sistema di gestione di progetti complessi e l’applicazione, in un ambito diverso, delle tecnologie più avanzate utilizzate per l’attività estrattiva. Con il progetto di restauro della Basilica di Collemaggio, Eni – che ha stanziato circa 12 milioni di euro – vuole restituire alla Comunità Aquilana il monumento nella sua interezza rispettandone la sacralità e il significato storico. In seguito al Protocollo d’Intesa “Ripartire da Collemaggio” firmato nel 2012, sono state realizzate indagini tecniche e ricerche storiche e sono state completate tutte le fasi della progettazione (preliminare, definitiva ed esecutiva). Attualmente sono iniziate le attività per l’assegnazione dell’appalto all’impresa esecutrice e il progetto entra nella fase della costruzione vera e propria, il cui completamento e’ previsto entro fine 2016. Per rispettare tutti i valori di cui e’ ricca la Basilica, gli studi preliminari sull’intervento di recupero del monumento hanno preso in considerazione tutti gli aspetti di natura storica, culturale, strutturale e funzionale. Inoltre è stata adottata una metodologia che limita gli interventi di restauro al minimo, lasciando inalterate, ove possibile, le parti originali dell’edificio. Per facilitare le attività di indagine e misura, oltre che per gestire al meglio la costruzione e ottimizzare la manutenzione futura, è stato elaborato, mediante uno scanner, un modello digitale di estremo dettaglio a supporto di un vasto ed articolato database. In conclusione, il progetto, di elevato valore tecnico e artistico, prevede interventi principalmente per la messa in sicurezza e miglioramento sismico della Basilica nel rispetto delle esigenze di tutela dei valori storici ed artistici del monumento.

“Eni ha confermato l’attenzione che ha verso questo territorio il giorno dopo il tragico terremoto. Eni ha dimostrato ovviamente di mantenere l’impegno, di mantenerlo nei tempi e anche il progetto ha tutte le caratteristiche che sono care ad Eni, in particolare tutto quello che è legato alla sostenibilità del progetto, quindi sia la progettazione che l’esecuzione che devono essere fatte con i crismi della massima sicurezza non solo per la gente che ci lavorerà ma anche per i fruitori di questo bene cosi’ importante in futuro”. Lo ha detto Salvatore Sardo, Chef Downstream & Industrial Operations Officer Eni, a margine della conferenza stampa di presentazione a L’Aquila del progetto di recupero della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, per il quale l’Eni ha concesso un contributo in tre anni di 12 milioni di euro.

“C’é quindi un piano di manutenzione – ha aggiunto Sardo – che noi consegneremo al Comune dell’Aquila perché questo monumento deve essere mantenuto in un certo modo proprio per garantirne la sicurezza e la fruibilità nel tempo”. Sardo ha evidenziato come nel progetto sia stata data molta importanza su “scelte tecniche che sono profondamente sostenibili dalla climatizzazione dell’abbazia nella quale verrà realizzato uno scambiatore termico attraverso un pozzo geotermico che verrà scavato con una pompa di calore al fine di ricavare un calore naturale a tutte le scelte tecniche che sono state immaginate, tutto nella logica della sostenibilità e della sicurezza, due valori importantissimi e fondamentali sui quali si muove Eni.