La scossa delle 11:47 si è verificata dopo una nottata tranquilla. I cittadini, tuttavia, sono rimasti in allerta dormendo ancora chi in auto, chi nelle casette di legno, nei camper, nelle roulotte o chi si e’ “accontentato”, vincendo la paura, di dormire vestito sui divani, con le poche cose necessarie e una torcia vicino che ormai non manca mai. Ma c’è anche da registrare un dura presa di pozione del Vulcanologo Enzo Boschi, sui falsi allarmi, che fanno crescere la paura nelle popolazioni. Il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia è pronto a far ricorso alla magistratura per porre fine agli annunci catastrofici che qualcuno lancia da qualche giorno a questa parte. “Sono d’accordissimo con Bertolaso, in Italia c’é troppa gente che fa chiacchiere sui terremoti – dice Boschi, che avanza anche un forte sospetto che potrebbe avere risvolti giudiziari: nel nostro Paese si aggirerebbe qualche “falso profeta di terremoti che utilizza dati falsati a scopo di lucro”. Stiamo verificando questa informazione e nel caso trovassimo riscontri siamo pronti a procedere legalmente contro questi mercanti”. Per questa ragione, per fermare i “falsi profeti” (così definiti dal capo della protezione civile Guido Bertolaso) si sta pensando di non divulgare più via web (cosa che avviene ancora oggi da parte del suo istituto) i dati sulle zone a rischio terremoto, sulle scosse che vengono registrate dai loro sistemi e rese note quasi in tempo reale. “Noi in passato abbiamo deciso di informare attraverso il sito web sulle scosse in tempo reale, ma queste cose vengono interpretate in maniera assurda. Stiamo valutando – ribadisce Boschi – quindi di interrompere questo flusso di informazioni. Troppo profeti di sventura utilizzano i dati per scopi più strani – ribadisce – qualcuno che li utilizza e li rivende”. A chi? “Si dice a qualche organo di informazione. Ma non chiedetemi di più perché è una storia su cui stiamo ancora indagando.
17 milioni di euro erogati a Comuni e Provincia
Sulla base delle rendicontazioni al 31 maggio 2010 il Commissario Chiodi ha disposto il trasferimento di ulteriori 17 milioni di euro. Tale somma sarà erogata a favore dei Comuni, della Provincia dell’Aquila, delle Forze di Polizia e del Vicecommissario Marchetti. In particolare circa 10 milioni di euro andranno al Comune dell’Aquila, mentre il resto sarà utilizzato per trasferire un ulteriore acconto ai Comuni e alla Provincia dell’Aquila, per il pagamento degli straordinari alle forze di polizia e per le attività relative ai beni culturali. A metà giugno era stata erogata una prima anticipazione, pari al 50 per cento, delle somme rendicontate dai Comuni alla data del 31 maggio. A quella si aggiunge l’attuale assegnazione che riguarderà anche quegli enti che, per motivi vari, non erano riusciti a rendicontare in tempo. Dopo quest’ultima assegnazione tutti i Comuni avranno avuto in termini percentuali la stessa assegnazione – pari al 60 per cento delle necessità evidenziate al 31 maggio scorso – ad eccezione del Comune dell’Aquila che per motivi facilmente comprensibili avrà ottenuto il 65 per cento. I Comuni potranno procedere, pertanto, ad ulteriori pagamenti relativi alle spese della emergenza quali il Contributo per l’autonoma sistemazione, i puntellamenti, la gestione dei rifiuti, la locazione temporanea di alloggi ad uso abitativo, le spese per il personale. “Attendo che nei prossimi giorni – riferisce il Commissario Chiodi – il Governo trasferisca gli ulteriori 87 milioni dei 130 annunciati dal Presidente Berlusconi alla fine di luglio. Mi sono già attivato per ottenere ulteriori finanziamenti relativi alle spese legate all’emergenza. Per sottolineare l’urgenza di tali stanziamenti, tra oggi e domani incontrerò il Governo”.
Le inchieste bloccano la ricostruzione
“La ricostruzione del post terremoto è frenata dalle inchieste, in particolare
quella su Abruzzo Engineering”. E’ questa l’opinione del senatore Andrea Pastore, presidente della commissione bicamerale per la semplificazione e componente della commissione antimafia, che ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio ed al Ministro della giustizia relativa alle inchieste aperte dalla Procura della Repubblica dell’Aquila e connesse misure cautelari in riferimento ad ipotesi corruttive che avrebbero visto coinvolti, tra gli altri, l’assessore regionale Daniela Stati e la società regionale Abruzzo Engineering. “Difficilmente – dice il parlamentare – potrà essere restituita dignità alle persone coinvolte ingiustamente nei procedimenti in corso. Procedimenti che minano la serenità di circa 200 famiglie dei dipendenti della società che rischiano così di essere messe sul lastrico. Le istituzioni sulle quali ricade la responsabilità di guidare la ricostruzione aquilana non possono operare con sufficiente solerzia, intimorite da iniziative giudiziarie che esprimono una cultura del sospetto, persecutoria e straripante. Così come le imprese, altrettanto smarrite dall’atmosfera di sospetto che circonda la ricostruzione. Auspico – aggiunge il senatore – che si ripristini al più presto un clima sereno mediante il raggiungimento di un giusto equilibrio tra le esigenze connesse alla lotta alla criminalità e quelle necessarie per lo svolgimento di attività amministrative ed economiche. Con questo atto – spiega Pastore nel documento – chiedo al presidente ed al ministro di svolgere approfondimenti e verifiche sull’intera vicenda che presenta più di un lato oscuro. Ritengo privo di fondamento l’impianto accusatorio che risente di una frettolosa e illogica ricostruzione di vicende tra loro scollegate che non tengono conto di elementari considerazioni, la natura pubblica della società regionale e quindi la legittimità degli affidamenti diretti in settori consoni alla sua professionalità, la mancanza di ogni potere di intervento del’assessore regionale sull’affidamento e sull’esecuzione di lavori eventualmente assegnati o da assegnare alla società, la piena autonomia funzionale e gestionale della società dotata di organi statutari dai quali non può prescindersi nell’ipotizzare un progetto corruttivo, l’espletamento, a decorrere dall’ordinanza del 15 settembre 2009 dei compiti ad essa affidati sempre mediante personale interno, senza avvalersi ne’ di personale Selex né di esterni, l’anomalia tipologica e funzionale delle misure cautelari e il dubbio sulla presenza dei necessari presupposti”.
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