Lanciano, il carcere di Villa Stanazzo sovraffollato

Sono i numeri che forniscono un quadro davvero preoccupante della Casa Circondariale di Lanciano. Cifre che fanno riflettere e spiegano anche quanto sia esile il punto di equilibrio tra chi vi opera e la popolazione carceraria. Quando fu realizzato, Villa Stanazzo doveva ospitare 181 detenuti, tutti in celle singole. Invece oggi ce ne sono 371 (170 con sentenza passata in giudicato, 201 invece in attesa di giudizio definitivo), una media di 2 per cella, con punte di tre. E si tratta di una casa circondariale che ha un ampio spazio per carcerati (attualmente ne sono 280) in regime di sicurezza. 163 gli uomini della polizia penitenziaria in forza alla struttura, quando invece ne occorrerebbero 177 per garantire gli garantire gli standard minimi di sicurezza. E dei 163 molti di loro sono impegnati nelle traduzioni, che da gennaio ad agosto scorso sono state in tutto 597. Scarsi anche i mezzi: quello usato per i trasferimenti in sicurezza ha già percorso oltre mezzo milione di chilometri. Allarmante anche la situazione sanitaria per il sovraffollamento. E dalle 22 della sera, fino alle 8 del mattino successivo, non c’è servizio medico nella struttura.

Situazione preoccupante è dir poco. Lo ha ricordato oggi, incontrando i giornalisti, il segretario nazionale della Uil Penitenziari Eugenio Sarno, che ha cominciato a Lanciano una visita di due giorni, che lo porterà, domani, in un altro carcere che spesso è salito agli onori della cronaca: Sulmona. “La vertenza del personale è ferma da un anno, ma siamo ottimisti nella ripresa delle trattative: la direzione del carcere ha già dato la propria disponibilità a riaprire il confronto con i sindacati – ha detto il sindacalista dopo aver sciorinato i critici numeri che distinguono in questo momento Villa Stanazzo. Ma c’è anche un dato positivo, che riguarda il fronte degli atti di autolesionismo tra i detenuti: nessun suicidio e nell’ultimo anno solo 2 detenuti si sono provocate delle ferite, fortunatamente senza conseguenze.

“Siamo fiduciosi che la nostra vertenza incentrata soprattutto sulla carenza di personale possa aavere un esito felice – ha dichiarato dal canto suo il segretario provinciale della Uil Penitenziari, Ruggero Di Giovanni -. Anche perché, con molta franchezza dico che non siamo più in grado di garantire servii”.

Sarno prosegue il suo viaggio per Sulmona, incollato al cellulare. Si è nel frattempo riaperta la trattativa sul contratto nazionale di lavoro a Palazzo Chigi.