“Desideriamo – si spiega nella petizione – che la cultura del nostro territorio e la salute dell’ambiente in cui vivono le nostre famiglie siano salvaguardati. Per questo chiediamo alla classe dirigente di scegliere ed attuare un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione dei beni paesaggistici e di conservazione della costa abruzzese per le prossime generazioni. Desideriamo contribuire a far uscire l’Abruzzo dalla attuale crisi economica, sociale e ambientale e siamo fermamente convinti che il Parco della Costa teatina sia un eccellente modo per giungere a tale scopo, anche ai fini della tutela della legalità, della democrazia e di un sano controllo, che limiti la distruzione del territorio”.
La visione proposta dal mondo accademico è quella da sempre portata avanti dalla Costituente, che vede il Parco sì come uno strumento di tutela della natura ma anche e per certi versi soprattutto come un eccezionale volano per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio. Un territorio che non potrà essere mai più violentato dalla speculazione, ma che invece sarà preservato per le future generazioni e positivamente “usato” in favore di tutti e non sfruttato da pochi.
“Vigileremo – scrivono i docenti – affinché il Parco promuova una nuova e positiva azione, che investa sul turismo di qualità, sui prodotti enogastronomici locali, sulle energie alternative ecocompatibili, sul restauro dei centri storici. Il Parco aiuterà a risolvere i problemi d’inquinamento e di erosione, che colpiscono il litorale abruzzese, proteggendolo da interessi economici e dagli speculatori edilizi, che non hanno nessuna cura dei nostri beni culturali, materiali ed immateriali, dei nostri monumenti e della nostra storia.”
Perché tutto questo sia possibile occorre, ovviamente, che il Parco nazionale della Costa teatina sia istituito “nel modo più ampio e ininterrotto possibile”, senza fantasiose e impraticabili soluzioni leopardate.
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