L’iniziativa è coordinata per la Asl da Sabrina Di Pillo, responsabile del Servizio regionale di allergologia e fisiopatologia respiratoria della Clinica Pediatrica dell’Ospedale di Chieti, diretta dal professor Francesco Chiarelli, che ogni mese sottopone a visita una media di 300 bambini.
«L’obiettivo – spiega la dottoressa Di Pillo – è informare i docenti su come prevenire le reazioni allergiche nei bambini e su come eventualmente intervenire se si verificano e in caso di broncospasmo nel bambino asmatico. In questo modo possiamo tutelare meglio il bambino, consentendogli una vita sociale e scolastica sicura, adottando misure profilattiche adeguate e migliorando complessivamente la qualità della sua vita». Saranno poi gli insegnanti a sensibilizzare gli alunni e le loro famiglie. Durante gli incontri si parlerà anche della corretta somministrazione dei farmaci a scuola e si farà la conoscenza diretta delle piante allergeniche.
Secondo le più recenti ricerche epidemiologiche l’asma è una delle più frequenti cause di assenza dalla scuola dei ragazzi e dal lavoro per i genitori di bambini asmatici. La percentuale di bambini asmatici ricoverati in ospedale è sempre più elevata.
Parallelamente, soprattutto negli ultimi anni, sono stati compiuti progressi straordinari in termini di conoscenza sulle cause e i meccanismi che portano alla sensibilizzazione allergica e alle sue manifestazioni cliniche. Di uguale importanza sono le conoscenze acquisite sull’intervento di fattori ambientali, alimentari e infettivi nel modulare la malattia allergica, accelerando la comparsa dei sintomi o peggiorandone il decorso e l’evoluzione. Questi risultati, ottenuti dalla ricerca internazionale grazie a studi di genetica e di biologia molecolare, di farmacologia sperimentale e di clinica, hanno aperto nuovi scenari per la prevenzione e il trattamento precoce delle malattie allergiche.
L’allergologia pediatrica oggi è tutta orientata alla prevenzione e al trattamento precoce, grazie a una serie di interventi da illustrare ai bambini e alle famiglie, avvalendosi soprattutto della scuola dove i ragazzi trascorrono molte ore della giornata per nove mesi all’anno.
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