Silvio Di Lorenzo

Honda vs Di Lorenzo, l’ex manager della casa nipponica: “Tutte le scelte sono state condivise”

Tutta questa vicenda ha avuto un percorso anomalo, tra annunci, smentite, silenzi. Non amo le ambiguità e le situazioni che danno adito a interpretazioni spesso sbagliate. Per questo ho deciso di scrivere una lettera al Presidente della Honda Italia, ricordandogli e spiegandogli che le scelte e le decisioni aziendali sono state condivise negli anni con altri 9 dirigenti italiani (responsabili di tutte le divisioni aziendali), con il Comitato Esecutivo aziendale, con il CdA della Società, con il Collegio Sindacale e la Società di Revisione e Certificazione.

E’ una parte della lettera che Silvio Di Lorenzo, presidente della Camera di Commercio di Chieti, ha scritto dopo la notizia che nei suoi confronti la Honda, lper la quale Di Lorenzo ha lavorato dal 1982 fino a due anni fa, ricoprendo l’incarico di Vice Presidente Esecutivo, ha intentato una causa “per un azione di risarcimento danni per delle forniture commissionate durante il periodo in cui era amministratore che riteniamo essere state per la nostra azienda fonte di consistenti danni”.

“Dopo 64 anni di lavoro, di impegno, di ostacoli superati e di obiettivi raggiunti, non immaginavo di diventare oggetto di articoli di cronaca giudiziaria – esprime con un certo rammarico Di Lorenzo -. Sono spiacevolmente sorpreso e amareggiato per aver dovuto apprendere dai giornali, dal web, dalla tv, di un’azione legale nei miei confronti, prima ancora di ricevere  alcuna citazione. Non comprendo questo iter, non ci sono abituato ma mi riserverò di difendere e tutelare la mia immagine professionale lesa in questi giorni nelle dovute sedi. Desidero, però, ricordare un pezzo significativo della storia e dei risultati ottenuti dalla Honda dove sono entrato nel 1982, quando si producevano 10.000 moto all’anno con 200 dipendenti. Tra il 2006 e il 2008, abbiamo raggiunto una produzione di 170.000 moto/scooter all’anno, 700.000 motori power, 780 milioni di euro di fatturato con circa 1.000 dipendenti e un indotto di circa 20 aziende con 100 milioni di euro di sub-fornitura. Oggi, sento parlare di 50.000 pezzi all’anno per prodotti di ben altra tecnologia, di fermi produttivi per mancanza pezzi, di cassa integrazione e dello stabilimento produttivo completamente staccato dalle vendite.

Io mi prenderò le mie eventuali responsabilità, qualora accertate, ma nascondere l’attuale situazione di stallo, le evidenti difficoltà, addossando le colpe ad altri, o addirittura alle scelte di Confindustria su varie nomine, non mi sembra il modo giusto di affrontare il problema. Ricordo che negli anni la Honda Italia ha mantenuto uno stretto legame con tutti gli stakeholders del territorio”.