“Il merito” di questo ritorno in patria è del direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica Ettore Pellegrino, che da quando lo scorso anno ha preso le redini dell’Istituzione musicale, ha da subito dimostrato come sia importante per una ICO (Istituzione Concertistico Orchestrale) avere al proprio fianco artisti della stessa regione che hanno fatto autonomamente un percorso artistico per poi esibirsi insieme nei teatri locali, una crescita artistica a favore del pubblico locale. Molte produzioni anche di questa 37a Stagione dell’ISA sono Made in Abruzzo e ospitano musicisti abruzzesi noti nel panorama nazionale ed internazionale che hanno mosso dalla nostra regione i primi passi e con orgoglio tornano ormai affermati.
Mission dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, una delle tredici Istituzioni Concertistico Orchestrali (ICO) in Italia è quella di esibirsi anche in altri teatri d’Abruzzo, oltre che avere la sua Stagione Sinfonica all’Aquila dove ha sede. Dallo scorso anno i teatri e le città che ospitano i concerti dell’ISA sono aumentati, soprattutto in alcune città capoluogo come Chieti, Teramo e Pescara. Questo è stato possibile grazie all’impegno e ad una maggiore coesione fra direzioni artistiche degli enti musicali abruzzesi che hanno compreso che fare rete, soprattutto in questo periodo di tagli alla cultura, è non soltanto fondamentale per la sopravvivenza ma è soprattutto fonte di arricchimento per tutto il territorio regionale che beneficia dello scambio culturale. Per quanto riguarda la Sinfonica l’impegno è stato profuso anche in altre regioni italiane fra cui maggiormente Marche e Lazio.
Sabato 4 febbraio al consueto orario (ore 18) al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila e in collaborazione con la Camerata Musicale Sulmonese il concerto sarà proposto a Sulmona domenica 5 febbraio alle ore 17.30 nel Cinema Teatro Pacifico, il programma prevede l’esecuzione dei compositori Porpora, Haydn e Mozart per un concerto degno di un solista e direttore d’orchestra d’eccezione.
Non a caso il primo brano proposto è l’Aria in Do Magg. per violoncello ed archi dove il solista è chiamato a “mostrare le possibilità espressive del suo strumento accompagnato elegantemente dagli archi”. Segue il Concerto in Do Magg. per violoncello e orchestra Hob VIIb1 che Haydn ha composto tra il 1761 e il 1765, probabilmente per il violoncellista dell’orchestra di corte degli Esterhàzy, Joseph Weigl. Per molto tempo si pensò che questa composizione fosse andata perduta, ma nel 1961 venne ritrovata dal musicologo cecoslovacco Oldrich Pulkert, bibliotecario del Museo Nazionale di Praga, in una raccolta di manoscritti del XVIII secolo, altro impegno musicale da direttore e solista per Piovano. A chiudere il concerto non poteva mancare il compositore universalmente riconosciuto come il più grande: Mozart. La sua Sinfonia n. 40 in sol min. KV550 composta quando aveva soltanto 32 anni ha un tono prevalentemente mesto e delicato. La sinfonia ha un carattere introspettivo sia per l’uso di un’orchestra ridotta (senza trombe e timpani e inizialmente anche senza clarinetti che non figurano nella partitura originale, datata 25 luglio 1788, ma vennero aggiunti probabilmente nel 1791 in previsione di una Accademia), ma anche per la sobrietà sonora, in quanto, tralasciata ogni esteriorità, la musica scava nel profondo le funzioni armoniche, creando una vigorosa tensione contrappuntistica che genera pathos in tutta la composizione.
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