Lorenzo Tucci torna in Abruzzo

Lorenzo Tucci e la sua batteria tornano in Abruzzo

Il batterista di origini atessane Lorenzo Tucci torna in Abruzzo per due concerti: il 30 luglio nei giardini di Palazzo d’Avalos per Vasto in Jazz e il 20 agosto a Roccascalegna, con il suo trio presentando il suo omaggio al grande Coltrane. Con lui sul palco altri due abruzzesi doc come il pianista Claudio Filippini e il contrabbassista Luca Bulgarelli.

Nel suo ultimo album “Drumpet” in duo con Fabrizio Bosso, Lorenzo Tucci ha inciso un brano popolare abruzzese dal titolo Lu piante de le fojje.

Acclamato in Italia come in Giappone e richiesto da artisti italiani e internazionali, Lorenzo Tucci è uno dei batteristi più rappresentativi del jazz contemporaneo. Reduce dall’ultimo tour in Brasile con Mario Biondi e pubblicato di recente il suo ultimo album Drumpet in duo con Fabrizio Bosso, Lorenzo Tucci presenta in Abruzzo il suo progetto intitolato Tranety, un personale omaggio a John Coltrane da cui è stato realizzato anche un videoclip animato intitolato “Hope”.In questo progetto, Tucci continua la sua ricerca sulla possibilità espressiva offerta da un trio batteria pianoforte e contrabbasso, riunendo attorno a sé due personalità forti e di spicco nel panorama italiano: Claudio Filippini e Luca Bulgarelli. I due hanno telepatia e mestiere a sufficienza e anche più per garantirgli climi e colori perpetuamente cangianti. Inoltre il trio, una fabbrica di lucido sentimento, si muove sui principi dell’interazione totale; i ruoli sono paritetici e ciò ispira fortemente la poetica del leader Tucci.

Ancora una volta, come era stato per DruMonk, Tucci sente il dovere di rendere omaggio alla storia e a molti di quei protagonisti dell’epoca d’oro del jazz: questa volta il pensiero va diretto a John Coltrane. Del suo repertorio – quasi a volerne ribadire importanza del compositore e del pensatore e non solo dell’esecutore – il trio ripesca qua e là da quel multi sfaccettato mondo, riuscendo persino disegnare le rotte di tre brani originali che ben si incastrano col restante repertorio: Hope e Solstice di Tucci; la struggente Ivre a Paris, di Filippini.

Il suono della batteria sembra fatto di una sostanza apollinea, specie laddove i melodismi triturati di Filippini si incontrano con le serrate pelli di Tucci, e il pianoforte dimostra la propria eccellenza come solista attraverso una tecnica vorticosa quanto disinvolta, con il contrabbasso elegantissimo nei gesti e nelle movenze.