Mostra “ConSequenze – Castelli attraverso le fotografie di Giovanni Olivieri”

Sarà inaugurata domani, 3 agosto, alle ore 18, nella sala espositiva dell’hotel Art’è a Castelli (via Concezio Rosa 6) la mostra “ConSEQUENZE – Castelli attraverso le fotografie di Giovanni Olivieri” a cura di Diego Troiano. La mostra – organizzata dalla Pro-Loco di Castelli e da Castelli Centro di ricerca per la storia della ceramica italiana – sarà visitabile tutti i giorni, fino al 7 settembre, dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 con ingresso gratuito.

Si tratta di un viaggio fotografico nella storia del borgo raccontata attraverso le immagini di Giovanni Olivieri (Castelli 29 aprile1898 – Teramo 9 dicembre 1988), che, insieme ad Emilio Rosa, fu ideatore e fautore della nascita del Centro Ceramico Castellano e dell’annessa bottega pilota. Olivieri, grande cultore della fotografia, tra gli anni ’20 e gli anni ’60, rivolse questa passione alla sua amata Castelli.

La mostra rende preziosa testimonianza del suo lavoro e dei suoi scatti, affettuosi e sapienti, con i quali ha documentato la vita delle botteghe artigiane, gli avvenimenti pubblici e storici, i paesaggi montani, la vita rurale, i volti e i personaggi della memoria di Castelli. La mostra raccoglie le immagini di momenti, riti e tradizioni della comunità castellana, tra questi la trebbiatura del grano, la processione del Corpus Domini, la scuola rurale, la costruzione del muraglione al Giardino di Palazzo Rosa e la benedizione e la ricollocazione della campana della chiesa madre.

“Non so dove l’abbia imparato o visto, ma è stato il primo a prendere il suo apparecchio fotografico, uscire e riprendere, come in un documentario scientifico, un atto creativo finalizzato alla conoscenza, tutto il ciclo della lavorazione ceramica” spiega il curatore della mostra Diego Troiano “lo stile di queste sequenze è quello documentaristico realizzato attraverso una serie di fotografie, scattate di seguito, atte sia a testimoniare l’avvenimento sia ad informare chi le guarda. A ciò si aggiunge anche l’intenzione  di testimoniare mestieri che, col passar degli anni, andavano scomparendo, come il caso della sequenza della trebbiatura dove si sofferma sulla concia del grano, sui cesti di paglia, sui sacchi pieni di frumento, sul pranzo con i maccheroni, sulle donne con le conche d’acqua fresca e su un cane che dorme”.