I lavori sono stati aperti da Di Giuseppantonio, che ha tenuto a sottolineare come “i Presidenti delle quattro Province abruzzesi non hanno alcun potere decisionale in materia di revisione delle tariffe per il servizio idrico. Hanno solo il compito, su richiesta dell’autorità d’ambito, cioè l’ERSI, di convocare e presiedere l’Assemblea del servizio idrico integrato (ASSI) e di esprimere pareri su richiesta dell’ERSI. Ogni decisione in materia di tariffe spetta dunque alle Assemblee dei Sindaci, organismi che i Presidenti delle Province, in base alla Legge regionale, hanno l’obbligo di convocare: i Presidenti non sono componenti dell’Assemblea, non hanno diritto di voto e non concorrono alla formazione del numero legale. E personalmente sono contrario ad un eventuale aumento del costo dell’acqua”. L’intervento del presidente della Provincia di Chieti, per allontanare le critiche che in questi giorni sono piovute addosso ai coordinatori degli Assi. “Contro i Presidenti delle Province c’è un attacco strumentale su una questione delicata come la gestione del servizio idrico integrato, dimenticando che si sta giocando una partita delicata soprattutto in tema di investimenti per le infrastrutture idriche – ha detto ancora il Presidente Di Giuseppantonio -. Come Presidenti delle Province respingiamo al mittente l’accusa di voler aumentare le tariffe dell’acqua e siamo certi che le decisioni delle Assemblee dei Sindaci saranno nell’interesse dei cittadini e per una migliore qualità del servizio idrico integrato nella nostra regione”.
Precisazioni scaturite anche dalla presenza fuori e dentro la sede del Patto Territoriale Sangro-Aventino, di alcuni rappresentanti dei comitati referendari dell’Acqua Bene Comune del Wwf e di partiti che con bandiere e uno striscione “Acqua: no aumento delle tariffe, tagliare malaffare e clientele” hanno ribadito il loro no all’aumento. Hanno chiesto un rinvio dei lavori assembleari, così come è avvenuto nei giorni scorsi a Pescara. Ma l’assemblea è andata avanti ed ha approvato le modifiche alla tariffa. Così il Wwf, preannuncia ricorso al Tar contro la delibera approvata, dopo che il referente Acque Wwf Abruzzo, Augusto De Sanctis, aveva inviato ieri “una diffida a Di Giuseppantonio perché non fosse decisa la revisione del Piano d’Ambito”. Il WWF, attraverso il suo presidente provinciale di Chieti, Nicoletta Di Francesco ha stigmatizzato quanto deciso dall’assemblea della ASSI. “Ignorando le diffide del WWF e del Comitato referendario Acqua bene comune, i sindaci dell’ASSI di Chieti hanno approvato, con voto pressoché unanime e con l’impegno comune dei maggiori partiti PDL e PD, il Piano d’Ambito per l’ATO del Chietino. Un provvedimento che determinerà un aumento della tariffa reale media e che rappresenta una clamorosa negazione dell’esito referendario. La “remunerazione del capitale investito” non sarà infatti restituita ai cittadini, come il referendum obbligherebbe a fare, ma verrà assurdamente inserita nel calcolo per i nuovi Piani d’Ambito. I sindaci della Provincia di Chieti che hanno votato questo provvedimento hanno dimostrato di avere una maggiore attenzione alle logiche di partito piuttosto che ai reali interessi di chi li ha votati. L’ASSI di Pescara nei giorni scorsi aveva saggiamente preferito rinviare l’approvazione, ma l’assemblea del Chietino ha operato una scelta diversa ed è del tutto scandaloso che i cittadini vengano condannati a subire l’ennesimo aumento sulla base di una legge regionale che è stata peraltro impugnata dal Governo proprio relativamente all’istituzione e alle funzioni delle ASSI. Una legge che trasforma tra l’altro in apolidi i sindaci di città importanti come Chieti, San Giovanni Teatino e numerose altre che ricevono acqua dall’ACA di Pescara ma sono inserite nell’ASSI provinciale teatina col risultato di non poter esprimere il loro voto né da una parte né dall’altra, alla faccia della democrazia. Il WWF ha avuto modo, e per questo ringraziamo il presidente dell’ASSI Chieti Di Giuseppantonio, di spiegare i motivi della diffida, ma ciò non ha cambiato le cose. Valuteremo le azioni da compiere in difesa dell’esito referendario e intanto invitiamo i cittadini a prendere atto del fatto che i loro sindaci hanno preferito programmare le gestione dei prossimi venti anni ancora una volta a spese degli utenti, ignorando la volontà popolare espressa con il voto referendario. Bisognava procedere alla messa in ordine della SPA in house che gestiscono l’acqua in Abruzzo e provvedere a una revisione degli affidamenti e dei bilanci, tagliando gli sprechi. Si è preferito invece portare avanti un sistema che in questi anni ha mostrato enormi limiti e che ha creato una quantità di inutili consigli di amministrazione che i cittadini dovranno continuare a pagare attraverso bollette sempre più care. Tutto questo in barba alla ventilata volontà di ridurre i costi della politica”.
Intanto, a causa della rottura di due giorni fa ad un tratto della condotta idrica Casoli-Lanciano dell’acquedotto Delverde, a Castel Frentano, e dopo che la Sasi ha annunciato che potranno esserci dei disagi in almeno 30 centri, il sindaco di Lanciano, ha deciso che le scuole di ogni ordine e grado, compresi i nidi d’infanzia, resteranno chiuse lunedì pomeriggio.
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